| Scritto da RACHELE VACCARO, |
SI E' VOTATO A BARLETTA, BISCEGLIE, MINERVINO, TRINITAPOLI E SPINAZZOLA. SI PARTE ORA ALLA VOLTA DI UNA NUOVA AVVENTURA POLITICA CON LA SPERANZA CHE I VERI PROTAGONISTI SIANO I PROGRAMMI DEI SINDACI E DEI LORO CONSIGLI AL FINE DI PERSEGUIRE IL BENE COMUNE DELL'INTERA PROVINCIA
Spenti i riflettori sulle elezioni amministrative di quest’anno, con il senno di poi e le vie sgombre dai manifesti di propaganda urlante, è oggi possibile tirare le somme su quello che è stato il risultato della guerriglia politica che ha infiammato gli animi bipartisan. Si è votato non solo a livello nazionale, ma anche nella provincia Bat: il primo dato che risalta è il passaggio da una situazione in cui tre comuni erano con maggioranza di centrosinistra e due di centrodestra ad un’altra esattamente invertita, con due comuni in cui ha vinto il centrosinistra e tre in cui ha vinto il centrodestra. Le amministrative hanno avuto luogo a Barletta, Bisceglie, Minervino Murge, Trinitapoli e Spinazzola. A Bisceglie il 58,49% dei voti di preferenza per il sindaco sono andati a Francesco Spina, che ha battuto la concorrenza con 19810 voti. Minervino, dopo un periodo in cui si è lasciata amministrare dal centrodestra, è stata recuperata dalla sinistra grazie a Rino Superbo, con 2264 voti. Due note dolenti di queste amministrative 2011 sono sicuramente rappresentate dai comuni di Trinitapoli e Spinazzola, entrambe precedentemente amministrate dal centrosinistra ed oggi passate all’ex opposizione: Trinitapoli è stata persa probabilmente a causa dei numerosi conflitti che regnavano nella debole coalizione del Partito Democratico, mentre a Spinazzola, la quale non mostrava manifestamente problematiche che portassero ad un cambiamento di rotta nell’amministrazione comunale, sicuramente ha influito la chiusura dell’ospedale, peraltro erroneamente attribuita alla Giunta regionale di sinistra, ed in realtà radicata nella politica di deregulation del Governo italiano con tanto di tagli di fondi e federalismo fiscale. Perse due roccaforti prima così radicate nel centrosinistra, la Bat del Pd non può che gioire del risultato più significativo che ha ottenuto: quello della città di Barletta. Riconfermato per il suo secondo mandato il sindaco Nicola Maffei, con il 55% dei consensi, Barletta ha designato il Partito Democratico come favorito con il 26,91% dei consensi. Risultato non ovvio, come non ovvia era la ricandidatura di Maffei: si è arrivati alle elezioni con una frammentazione enorme, dopo aver affrontato le primarie in un clima di forte tensione tra esponenti degli stessi partiti e, soprattutto, con una pletora di candidati sindaci e consiglieri comunali da far paura. Soddisfacente, comunque, il ricompattarsi sotto la figura di Maffei dei partiti della coalizione, i quali hanno ottenuto ognuno almeno un consigliere (tranne l’API). Nonostante l’atteggiamento assolutamente poco politico che ha colorato di polemica queste elezioni, a Barletta c’è stato un oggettivo ricambio di consiglieri comunali: è risorta la voglia di liberarsi da vecchie e stereotipate situazioni di soggezione, dal vecchio partito del mattone e dall’antica usanza degli scrutatori scelti dai consiglieri, finalmente sostituita dalla scelta con sorteggio che evita che il controllore sia colui il quale in realtà dovrebbe essere controllato. Figlia del clima politico controverso è stata la tendenza di alcune famiglie di cittadini a barattare con i candidati il proprio voto per soldi o favori: se è vero che c’è stato un commercio più o meno denunciato dalla cronaca cittadina, tuttavia è anche vero che molti consiglieri comunali e lo stesso Maffei si sono battuti per sensibilizzare Barletta ad un voto più consapevole e giusto, affinché tutti possano esercitare il loro diritto di preferenza con trasparenza ed onestà. Si parte ora alla volta di una nuova avventura politica, con la speranza che non si riscontrino più i conflitti interni né le vecchie divisioni tra guelfi e ghibellini, ma che i veri protagonisti siano i programmi propugnati dai sindaci e dai loro consigli, al fine di perseguire il bene comune della provincia intera.
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